Come nasce una fake news e perché viene cliccata più delle notizie vere?

22 March 2019 IN Attualità
fake news

Come nasce una fake news su Twitter? In che modo viene confezionata per diventare virale? Quali sono gli argomenti e il taglio più adatto per diffonderla? Chi contribuisce a retwittarla?


Il Massachusetts Institute of Technology di Boston ha provato qualche tempo fa a rispondere a queste domande con quello che è considerato il più grande e sistematico studio sulle fake news (‘The Spread of True and False News Online’), condotto in collaborazione con Twitter. I ricercatori del Mit hanno passato al setaccio oltre 126 mila storie, transitate negli account di 3 milioni di utenti nell’arco di 10 anni. 


Il primo dato shock che emerge dalla ricerca è che le fake news penetrano nei social media con la facilità del coltello rovente nel burro, diffondendosi a velocità assai maggiore rispetto agli altri articoli veri e propri, documentati e verificati. In media, una storia completamente inventata raggiunge i primi 1500 utenti a una velocità sei volte maggiore di una news vera. 


Come hanno scoperto i ricercatori del Mit, una ‘fake’ ha il 70% di probabilità in più di essere retwittata di una ‘true’. E in più, quando si considerano le cosiddette ‘cascate di Twitter’, ossia le catene di condivisioni ininterrotte, in pratica quindi la profondità di penetrazione del tweet all’interno dei social, le falsità sono dalle dieci alle venti volte più veloci delle verità.


Ma come distinguere le notizie false da quelle vere tra le 126 mila analizzate dallo studio?

Il team dei ricercatori del Mit, guidato dal data scientist Soroush Vosoughi, si è affidato a siti terzi di factchecking affidabili (es. Factcheck.org, Politifact, Snopes) per poi affinare la ricerca grazie a Gnip, un motore di ricerca proprietario sviluppato da Twitter. Una volta distinte le notizie vere da quelle false i ricercatori hanno analizzato la popolarità delle une e delle altre con risultati incredibili.


Le fake news battono nettamente quelle vere su entrambe le principali metriche prese in esame, quella della diffusione ‘orizzontale’ dei tweet (ovvero la condivisione diretta da un influencer) e quella ‘verticale’ (che tiene conto di tutte le catene di condivisioni ininterrotte, le cosiddette ‘cascate’). E questo avviene anche quando a retwittare sono esseri umani, sottolinea lo studio, non solo i software automatizzati che infestano i social, i famigerati ‘bot’.


Qualche esempio di notizie analizzate dai ricercatori del Mit

Nell’agosto del 2015 indiscrezioni circolate sui social riferivano di un Donald Trump che aveva permesso a un bambino malato di volare sul suo aereo per avere urgenti cure mediche. Notizia quasi del tutto vera, secondo Snopes, ma retwittata solo da 1300 persone.


Mentre pochi mesi dopo, nel febbraio 2016, ha avuto una diffusione quasi trenta volte superiore (condivisa da 38 mila utilizzatori Twitter) la notizia della morte dell’anziano cugino di Trump che negava a Donald di partecipare al suo funerale, mettendo per iscritto che “in quanto orgoglioso del cognome Trump, vi imploro, er favore non lasciate che sacchi di catarro ambulante diventino presidente”. Notizia completamente inventata secondo Snopes, che non è riuscito a trovare traccia né dell’anziano cugino né tantomeno della sua morte. Ma notizia che, in tutto il suo essere ‘fake’, ha battuta quella vera 30 a 1.


Ma come è possibile che le falsità battano regolarmente, e di molto, le verità?

Sono due le ipotesi messe sul tavolo dai ricercatori del Mit. In primo luogo le fake news sono confezionate per essere molto più originali e nuove rispetto a quelle vere. Secondo lo studio le notizie false retwittate hanno in comune la caratteristica di essere molto diverse da tutti i tweet comparsi nei singoli account nei due mesi precedenti. E chi condivide storie considerate nuove e originali conquista un maggior seguito.


In secondo luogo, le fake news fanno abilmente leva su forti emozioni umane molto più dei normali tweet. Sono in grado di suscitare curiosità, sorpresa, disgusto, spavento, mentre quelle vere sono più di frequente associate a stati d’animo come fiducia e tristezza. 


A questo va aggiunto che di solito le ‘fake’ si concentrano su temi molto popolari come la politica, il terrorismo, i disastri naturali, la finanza e la scienza. Taglio emozionale, tema gettonato, storia originale e percepita come nuova: ecco come il falso su Twitter, batte regolarmente il vero. Sono le dinamiche dei social e i media tradizionali non ci possono fare niente.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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