Truffe sulle bollette per 2,9 milioni di italiani: quando il dato diventa un presidio di sicurezza

Le frodi nel mercato dell’energia continuano a rappresentare un fenomeno rilevante, anche se i dati più recenti mostrano una riduzione rispetto agli anni precedenti.
Secondo una recente indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, nel 2025 sono stati circa 2,9 milioni gli italiani coinvolti in una truffa o in un tentativo di truffa legato alle forniture di luce e gas, per un danno economico complessivo stimato in quasi 650 milioni di euro.
Un dato in calo rispetto al 2023, quando le persone coinvolte erano circa 4 milioni, ma che racconta un fenomeno tutt’altro che superato. Al contrario, le modalità attraverso cui le frodi vengono realizzate diventano sempre più sofisticate e sfruttano la disponibilità di informazioni personali, la mobilità dei clienti e le vulnerabilità dei processi commerciali.
Il telefono resta il principale canale di attacco
Il falso call center rappresenta oggi uno dei principali strumenti utilizzati dai truffatori: il 68,2% delle frodi rilevate dalla ricerca passa attraverso una telefonata.
Il meccanismo è semplice, ma efficace. Chi chiama conosce il nome del cliente, fa riferimento alla sua bolletta, alla fornitura o alle condizioni contrattuali e si presenta come il fornitore di energia, proponendo un presunto vantaggio economico, comunicando un aumento o chiedendo di aggiornare alcuni dati.
È proprio la conoscenza preventiva di informazioni sul cliente a rendere la comunicazione credibile.
E questo porta a una riflessione che riguarda non soltanto la tutela del consumatore, ma anche le aziende del settore: quanto è affidabile il dato sulla base del quale vengono prese decisioni commerciali e operative?
Dalla frode telefonica alle vulnerabilità del dato
Nel mercato dell’energia, il rischio non si esaurisce nelle truffe rivolte direttamente al consumatore.
Esistono infatti fenomeni di frode documentale e identitaria che possono inserirsi all’interno dello stesso processo di acquisizione e gestione della clientela.
Uno degli elementi particolarmente sensibili è il codice POD, il codice identificativo associato a una specifica fornitura elettrica. Il suo utilizzo illecito, combinato con dati anagrafici sottratti, non aggiornati o non riconducibili al reale intestatario della fornitura, può creare situazioni di forte esposizione al rischio.
La vulnerabilità nasce spesso dall'interazione di più fattori: la pressione commerciale, la necessità di acquisire rapidamente nuovi clienti, l'utilizzo di banche dati non aggiornate e processi di onboarding eccessivamente semplificati.
In questo contesto, un dato apparentemente corretto può non essere sufficiente.
Conoscere un nome, un codice o un indirizzo non significa necessariamente conoscere la persona o la posizione a cui quel dato dovrebbe realmente riferirsi.
La prevenzione parte dalla qualità delle informazioni
Per contrastare fenomeni di questo tipo, la verifica non può essere considerata soltanto un passaggio formale o successivo all'insorgenza del problema.
La qualità del dato deve diventare parte integrante del processo decisionale, attraverso controlli preventivi capaci di verificare l'attendibilità delle informazioni e la loro effettiva coerenza.
È qui che il ruolo degli Info Provider può assumere un'importanza strategica.
Disporre di informazioni aggiornate, verificate e organizzate consente infatti di intervenire prima che una vulnerabilità si trasformi in una frode, contribuendo a:
- verificare l'identità e la coerenza dei dati anagrafici;
- individuare eventuali anomalie prima dell'attivazione o della gestione della fornitura;
- ridurre il rischio operativo e commerciale;
- prevenire situazioni che possono generare insoluti e successive attività di recupero;
- proteggere il patrimonio informativo e il business dell'azienda;
- migliorare la qualità complessiva del processo di gestione del credito.
L'obiettivo non è quindi raccogliere più dati, ma disporre del dato giusto, aggiornato e verificato nel momento in cui serve per prendere una decisione.
Dal dato vulnerabile al dato come presidio
Il tema assume ancora maggiore rilevanza in un mercato caratterizzato da un'elevata mobilità della clientela. Nel 2025, circa l'80% dei punti di prelievo domestici dell'elettricità risultava nel mercato libero e oltre un cliente domestico su cinque aveva cambiato fornitore.
In uno scenario così dinamico, velocità commerciale e controllo del rischio devono necessariamente procedere insieme.
Le nuove regole introdotte per rafforzare la tutela dei consumatori rappresentano un passo importante, ma la compliance non può essere l'unico livello di protezione. Per le aziende diventa altrettanto importante costruire processi capaci di intercettare le anomalie prima che producano conseguenze economiche, operative o reputazionali.
La vera sfida, quindi, è passare da una logica reattiva a una logica preventiva: non verificare soltanto ciò che è già accaduto, ma utilizzare informazioni affidabili per anticipare il rischio.
È questa la prospettiva dalla quale BD Business Defence approfondirà il tema al prossimo CVUtility Day, di cui saremo sponsor.
BD Business Defence al CVUtility Day 2026
Il giorno 8 ottobre saremo protagonisti di una Focus Room dedicata proprio a questo tema:
“Frodi documentali e identitarie nel mercato energia: dal dato vulnerabile al dato come presidio di sicurezza”
L'intervento analizzerà i principali modelli di frode che interessano il mercato dell'energia, con particolare attenzione all'utilizzo illecito del codice POD associato a dati anagrafici sottratti, non aggiornati o non riconducibili al reale intestatario della fornitura.
Partiremo dalle principali vulnerabilità che possono favorire questi fenomeni — dalla pressione commerciale all'utilizzo di banche dati non aggiornate, fino a processi di onboarding eccessivamente semplificati — per arrivare a una domanda centrale:
“Come trasformare la qualità del dato da semplice requisito informativo a vero presidio di sicurezza?”
Durante il Focus presenteremo un approccio strutturato basato sulla verifica anagrafica e sul ruolo degli Info Provider, mostrando come una maggiore qualità e una verifica preventiva delle informazioni possano contribuire alla prevenzione delle frodi, alla riduzione del rischio operativo, alla tutela del business e al miglioramento dell'intero ciclo di gestione del credito.
Perché, in un mercato sempre più esposto a frodi documentali e identitarie, il dato non è soltanto un'informazione da gestire: può diventare uno dei primi strumenti con cui proteggere il business.
Per maggiori info sull’evento visita la pagina a questo link
Fonte: Il Sole 24 Ore