Per alzare la redditività servono nuovi modelli di rating

11 January 2019 IN Strumenti di lavoro
modelli di rating

Il modello di rating è lo strumento che consente, in primis alle banche, ma anche alle stesse aziende, di valutare il grado di affidabilità dei propri clienti, decidere o meno se affidarlo.

 

Occorre riuscire a prestare denaro a chi sarà in grado di restituirlo e applicare un tasso di interesse o una politica commerciale (per le aziende) coerente con il grado di rischio assunto. Il vantaggio competitivo e, di conseguenza, la redditività, trovano dunque un fondamento essenziale nella capacità di progettare, sviluppare, aggiornare un modello in grado di valutare efficacemente la probabilità di default dei propri clienti (attuali e potenziali).

 

Negli ultimi 30 anni le regole di Basilea, le indicazioni scritte e la moral suasion delle Banca d’Italia e della Bce hanno orientato gli istituti di credito verso l’impiego di modelli basati su variabili predittive di natura prevalentemente quantitativa (soprattutto indici di bilancio e indici di misurazione dell’andamento passato della relazione di fido) e incentrati su valutazioni di tipo automatico.

 

La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 ha dimostrato che tali modelli hanno una efficacia predittiva limitata. In primo luogo perché sono rivolti al passato (il dato pubblico per sua natura al momento dell’estrazione fornisce un’immagine statica dell’impresa), mentre ciò che devono misurare (la probabilità di default del cliente) riguarda l’andamento attuale ed il futuro: quando i valori di bilancio vengono processati è in media trascorso quasi un anno da quando i relativi fatti gestionali hanno avuto luogo; è inoltre stata dimostrata la tendenza delle imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, a posticipare l’emersione contabile dei propri squilibri economici, proprio per ritardarne il più possibile l’impatto negativo sul rating. In secondo luogo i modelli automatici non sono in grado di pesare, se non in misura limitata, gli aspetti qualitativi della gestione e della governance aziendale, quali la coerenza della strategia competitiva, l’efficacia dei comportamenti gestionali, la solidità dell’assetto organizzativo, la qualità dei piani industriali.

 

Numerose indagini empiriche hanno dimostrato che proprio per queste ragioni i modelli incentrati su valutazioni automatiche e quantitative risultano poco performanti e finiscono per indurre la banca a non concedere credito a imprese che invece lo meriterebbero, oppure ad affidare imprese solide da un punto di vista finanziario ma deboli dal punto di vista strategico e/o della qualità del proprio management e, quindi, poco affidabili nel medio periodo.

 

In altre parole, l’adozione di sistemi di rating polarizzati sulla componente quantitativa impatta negativamente sulla capacità di misurare correttamente i propri rischi creditizi e, di conseguenza, riduce la sua capacità di produrre valore.

Fonte: BD Business Defence/Il Sole 24 Ore

In Borsa le principali banche europee quotano con uno sconto medio superiore al 30% rispetto al patrimonio netto contabile. Ciò significa che i mercati finanziari valutano fortemente inadeguata l’attuale redditività del sistema bancario.

 

Il ripristino di una redditività adeguata passerà dunque soprattutto dallo sviluppo di nuovi modelli di rating, che consentiranno di selezionare meglio i clienti da affidare, riducendo così le perdite su crediti. Il management dovrà a tal fine investire nella progettazione di sistemi di rating “esperti”, in grado di pesare adeguatamente anche le variabili di natura qualitativa che connotano l’assetto gestionale e strategico dell’impresa cliente, quali la forza e la sostenibilità del vantaggio competitivo, l’efficacia delle politiche gestionali adottate (a livello di produzione, marketing, ricerca e sviluppo, ecc.), la coerenza tra assetto organizzativo e comportamenti strategici, le competenze e l’affidabilità del management, la capacità di innovazione, la capacità da attivare relazioni efficaci con gli stakeholder, la qualità e la solidità complessiva della filiera produttiva di riferimento.

 

Si tratta di un cambiamento difficile ma assolutamente necessario.

 

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