Giornata Internazionale dei diritti della donna: progressi e sfide verso l'Agenda 2030

Restano solo quattro anni per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030: un traguardo ambizioso che punta a trasformare l’uguaglianza di genere da principio universale a realtà concreta. In uno scenario globale segnato da conflitti, crisi climatiche e profonde trasformazioni tecnologiche legate all’intelligenza artificiale, il 2026 si è aperto all’insegna dell’incertezza. Eppure, il 2025 ha consegnato segnali incoraggianti sul fronte dei diritti delle donne: riforme legislative, avanzamenti nella tutela delle bambine, nuovi equilibri nello sport e nella rappresentanza politica. Traguardi che meritano attenzione, perché dimostrano che il cambiamento è possibile.
Diritti riproduttivi
A fine 2025 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione – non vincolante – a favore di un accesso sicuro e uniforme all’aborto nei Paesi membri, sollecitando la creazione di un fondo dedicato. Un segnale politico forte, ora al vaglio della Commissione.
Nel corso dell’anno, diversi Stati hanno introdotto o rafforzato misure a tutela dei diritti riproduttivi. Le Isole Faroe hanno superato una delle normative più restrittive ancora in vigore; Danimarca e Norvegia hanno ampliato i termini per l’interruzione volontaria di gravidanza eliminando il consenso genitoriale per le minorenni; il Lussemburgo ha abolito il periodo di attesa obbligatorio e, insieme alla Svezia, introdurrà tutele costituzionali nel 2026. Nel Regno Unito, la Camera dei Comuni ha votato un emendamento che elimina le sanzioni penali oltre i limiti previsti. In Africa, decisioni storiche delle corti supreme di Nigeria e Malawi hanno riconosciuto il diritto all’aborto per le vittime di violenza sessuale, in contesti dove l’aborto non sicuro continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria.
Violenza di genere
In Italia, il 2025 ha segnato un passaggio cruciale con l’introduzione del reato autonomo di femminicidio, che riconosce la specificità del movente di genere e del contesto relazionale rispetto all’omicidio.
In Francia, la testimonianza pubblica di Gisèle Pelicot ha contribuito a una svolta normativa: il Senato ha modificato il codice penale ponendo il consenso come elemento centrale per distinguere un rapporto sessuale da una violenza. La Francia si è così allineata a Paesi come Canada, Svezia, Spagna e Grecia.
Nel dibattito italiano, invece, la riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale ha riacceso il confronto politico, con la proposta di eliminare il riferimento esplicito al “consenso libero e attuale” e di rimodulare le pene. Un passaggio che evidenzia quanto il tema resti sensibile e centrale nel percorso di evoluzione normativa.
Sul piano internazionale, Brasile, Regno Unito e Moldova hanno adottato nuove strategie di contrasto. Londra ha investito 20 milioni di sterline nella prevenzione precoce; il Brasile ha rafforzato le misure di protezione e inasprito le pene; la Moldova ha varato un piano nazionale contro la violenza online, fenomeno che coinvolge una larga parte della popolazione femminile.
Infanzia e istruzione
Il 2025 ha registrato progressi anche sul fronte dell’istruzione. Secondo l’Unesco, gli iscritti all’istruzione terziaria hanno superato i 264 milioni nel mondo, con 113 studentesse ogni 100 studenti. Anche in Italia le donne raggiungono livelli di istruzione mediamente più elevati degli uomini, pur restando penalizzate nell’accesso e nella progressione di carriera.
Sul tema dei matrimoni forzati – che coinvolgono ancora milioni di bambine – diversi Paesi, tra cui Portogallo, Bolivia, Grenada, Burkina Faso e Kuwait, hanno innalzato a 18 anni l’età minima legale per il matrimonio. A Islamabad è stata introdotta una legge che vieta le nozze sotto i 18 anni con pene fino a sette anni di carcere per chi le impone.
Donne e potere
Il 2025 è stato significativo anche per la leadership femminile. Spagna e Cile hanno raggiunto la parità di genere nei governi; la rappresentanza femminile nei parlamenti ha toccato il 27% a livello globale. In Namibia, Netumbo Nandi-Ndaitwah è diventata la prima donna Presidente della Repubblica, nominando altre due donne in ruoli istituzionali chiave. In Irlanda, Catherine Connolly ha assunto la carica presidenziale dopo un confronto elettorale tutto al femminile.
Nel Regno Unito, Sarah Mullally è stata eletta arcivescovo di Canterbury: per la prima volta una donna guida spirituale della Chiesa anglicana.
Scienza, salute e sport
Secondo un rapporto diffuso in occasione del World Health Day 2025, la mortalità materna globale è diminuita del 40% tra il 2000 e il 2023, grazie a un migliore accesso ai servizi sanitari essenziali, anche se i progressi stanno rallentando. L’Australia ha annunciato di poter diventare il primo Paese a eliminare il tumore alla cervice uterina entro il 2035 grazie a screening e prevenzione contro l’Hpv.
Nel settore spaziale, la NASA ha selezionato una nuova classe di astronauti composta in maggioranza da donne, segnale simbolico di un cambiamento culturale nelle discipline STEM.
Anche lo sport ha mostrato un’evoluzione strutturale. La FIFA ha sostenuto la rinascita della nazionale femminile afghana rifugiata all’estero, mentre UEFA Women's Euro 2025 ha registrato oltre 657mila spettatori, con una media superiore alle 20mila presenze a partita. Un dato che conferma la crescente rilevanza economica dello sport femminile.
L’impegno di BD Business Defence
In questo scenario in trasformazione, anche le imprese sono chiamate a fare la propria parte. BD Business Defence ha ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere, riconoscendo formalmente un percorso fondato su equità salariale, valorizzazione delle competenze, inclusione e pari opportunità di crescita professionale. Un traguardo che non rappresenta un punto di arrivo, ma un impegno concreto e misurabile verso un modello organizzativo più giusto, sostenibile e coerente con gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Fonte: il Sole 24 Ore