Recupero crediti, mercato diviso sulla riforma

19 February 2016 IN Mercati e Finanza
Recupero crediti, mercato diviso sulla riforma
C'è chi sostiene che la riforma sia a rischio di elusione. Chi, invece, crede che non sia così. E chi, correttamente, si chiama fuori.Il vasto e complesso mondo del recupero e della gestione dei crediti deteriorati è in grande fermento in questo primo scorcio del 2016: non solo perché dopo anni di recessione le banche sono piene di crediti in sofferenza (200 miliardi di euro) da gestire al meglio, ma anche perché la Banca d’Italia ha varato una riforma nel 2010 che entra in vigore ora per disciplinare una parte di questo mondo. Entro il 12 febbraio scorso gli intermediari finanziari (chi eroga finanziamenti, i money transfer ma una parte dei soggetti attivi nella gestione dei crediti deteriorati) dovevano depositare istanza per iscriversi al nuovo Albo previsto dal nuovo articolo 106 del Testo Unico Bancario. L’iscrizione non è una pura formalità: chi entra nell’albo viene infatti vigilato dalla Banca d’Italia e deve avere requisiti stringenti simili a quelli delle banche. Quanti abbiano depositato istanza non si sa. Ma qualcuno teme che non siano in molti: un po’ perché devono iscriversi all’articolo solo alcuni soggetti attivi nella gestione dei crediti deteriorati (per esempio quelli che si occupano di crediti cartolarizzati), un po’ perché basta essere sub-servicer nelle operazioni di cartolarizzazioni per essere esclusi. Il sospetto di alcuni operatori è che molti continueranno a lavorare fuori dalla normativa di Bankitalia, grazie ad accordi con società più grandi (i masterservicer) che esternalizzano le attività a terzi non iscritti. Ma non tutti concordano. Per esempio gli stessi masterservicer, come Zenith. «Almeno nell’ambito delle operazioni di cartolarizzazione a mio avviso è difficile sfuggire alla normativa e alla vigilanza - osserva Marco Grimaldi, responsabile della finanza strutturata di Zenith -. Ai masterservice è infatti assegnato da Bankitalia il compito proprio di monitorare l’attività dei soggetti che intervengono nella gestione dei crediti deteriorati». Per quanto concerne il settore recupero crediti conto terzi, al di fuori - legittimamente - dal nuovo Albo 106, vi sono poi le società regolate dall’articolo 115 del Tulps, autorizzate e vigilate dal Ministero degli Interni. «Le imprese ex art. 115 sono gli unici soggetti titolati in Italia a svolgere tale attività – ricorda Marco Pasini, Presidente di Unirec, l’Associazione confindustriale di categoria. Pertanto, banche, finanziarie e master services, possono continuare ad affidare alle nostre imprese il recupero dei loro crediti o di quelli in gestione. Tutt’altro sono le società che devono iscriversi all’Albo 106 del Tub, che tra l’altro possono svolgere solo in via accessoria l’attività di recupero crediti in conto terzi».Fonte: Sole 24 ore

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