L’Italia nuovamente declassata: Standard and Poor’s taglia il rating da BBB+ a BBB, con outlook negativo

L’Italia nuovamente declassata: Standard and Poor’s taglia il rating da BBB+ a BBB, con outlook negativo
La scure di Standard and Poor’s si abbatte sull’Italia. L’agenzia taglia il rating del Paese da BBB+ a BBB, assegnandoci, inoltre, un outlook negativo secondo cui “c’è almeno una chance su tre che il rating possa essere ridotto ancora nel 2013 o nel 2014”. S&P prevede una contrazione del Pil italiano di 1,9 punti percentuali, stima confermata da Bankitalia che rivede al ribasso di circa un punto percentuale le aspettative del prodotto interno lordo italiano nel 2013.L’agenzia di rating sottolinea che il declassamento dell’Italia è legato all’ulteriore peggioramento delle prospettive economiche: S&P prevede un debito al 129% alla fine del 2013. L’agenzia lancia un allarme volto a porre l’attenzione sulle mosse del governo, oggetto di un’eccessiva frammentazione all’interno della maggioranza. Nell’analisi di Standard & Poor’s si legge che “nel 2013 gli obiettivi di bilancio in Italia sono potenzialmente a rischio per il differente approccio nella coalizione di governo” su argomenti quali “la sospensione dell’Imu e il possibile ritardo del pianificato aumento dell’Iva”.

Merito di credito sovrano a parte, Standard and Poor’s si concentra poi sugli istituti bancari, per i quali l’agenzia ha annunciato di aver ridotto il giudizio, considerato che le ragioni che hanno portato al declassamento del Paese vanno ritrovate anche nel sistema bancario. Il rating è stato ridotto da BBB+ a BBB su nove banche, tra cui Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Banca Nazionale del Lavoro.

Nel rapporto di S&P assume rilievo anche la decisione di mettere in creditwatch con implicazioni negative il rating di lungo termine di 23 banche, incluse Mediobanca, Banca Popolare di Milano, Veneto Banca e Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane”.

Vittima del nuovo declassamento è anche il comparto assicurativo. Il giudizio su Generali passa da A a A-, confermati invece i rating su Gruppo Unipol e Cattolica Assicurazioni a BBB.

Stop allo strapotere dei rating.

A seguito di questo ulteriore declassamento del Paese, si fanno sentire le opinioni contrariate delle autorità di controllo italiane a sfavore dell’affidamento eccessivo ai rating da parte di fondi e assicurazioni. A tale proposito, la crisi ha rilevato che un declassamento può far scattare vendite di massa per via del semplice adeguamento di numerose società d’investimento alle valutazioni delle agenzie.

Il primo giudizio sfavorevole sulle agenzie proviene dal Ministro dell’Economia Saccomanni che non fa mistero del suo pensiero. Secondo quest’ultimo, infatti, “ le agenzie di rating […] continuano a farsi pubblicità facendo i cosiddetti rating non richiesti sui Paesi sovrani per i quali, secondo la nostra opinione e quella della Banca d’Italia, non hanno un apparato di analisi adeguato per questo tipo di analisi”, giudicando il downgrade “una decisione basata su un’estrapolazione meccanica di dati e situazioni del passato”, in grado di scatenare “effetti prociclici e destabilizzanti”.

Il Governatore di Bankitalia, Visco, rincara la dose, criticando fortemente la decisione di Standard and Poor’s: secondo quest’ultimo l’instabilità politica ha portato a “una revisione del rating che può essere giudicata non coerente con i fondamentali economici”.

Banca d’Italia, Consob, Ivass e Covip hanno diffuso una nota congiunta in cui si chiede a fondi e assicurazioni di “adottare adeguati processi interni di valutazione del merito di credito, che consentano loro di non affidarsi in modo esclusivo o meccanico ai giudizi delle agenzie”. Le autorità si occuperanno poi di controllare “l’adeguatezza dei processi interni di valutazione del merito di credito e del sistema di gestione dei rischi”. L’iniziativa delle autorità di controllo italiane segue le novità introdotte dall’ultimo regolamento UE sulle agenzie, che ha tra gli obiettivi proprio quello di ridurre la dipendenza dai rating.

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